Dieci anni dopo, un nuovo inizio

Una valigia piena di storie, sogni e arte

Dicembre 2010. L'idea era maturata ben prima, certo, ma è nel Dicembre 2010 che ho aperto ufficialmente le porte di quello spazio, in Via Borghi 80 a Bibbiena, un paese sperduto e quasi nascosto nel cuore più intimo della Toscana, in Casentino. Ci vuole un pizzico di follia per aprire uno spazio per l'arte contemporanea dove non ne era mai esistito uno, in un momento poi, in cui continuava la fuga verso i centri urbani più grandi, ricchi di possibilità. Ho scelto questo spazio, pieno di vetri e luce, che affaccia sulla millenaria piazza di questo paese di poche anime. La Toscana, si sa, è una terra fertile e feconda. Per dieci anni, ho coltivato questo spazio, piantandovi amore e storie, sogni, idee e speranze innaffiandole con tanta costanza, fatica e anche lacrime…qualcosa è germogliato. La sua anima, ad un certo punto, si è fusa con la mia. Il suo essere uno spazio inconsueto, inusuale con una storia diversa, un'atmosfera differente, rispecchiava il mio sentirmi inusuale in questo mondo così, apparentemente, ristretto. Non era più una galleria, non più faretti a spot o fastose celebrazioni di un'opera, piuttosto un salotto per chi l'arte la guarda per amarla, dove il possesso sta tutto nel consenso, nel fare spazio e non nella brama. Amare, diceva qualcuno, è il miglior modo di possedere, possedere è il peggior modo di amare. Informale, accogliente, a tratti disordinato, quello spazio stava accogliendo tante opere, artisti, appassionati o semplici curiosi e così si tessevano intrecci e storie. Tanti piccoli cambiamenti sono avvenuti, in lui e in me, così lentamente da parere naturali, così velocemente da non farci troppo l’abitudine. Si è accumulata tanta esperienza, si sono incontrate tante esperienze, con tutte le loro sfumature. Dopo quasi dieci anni mi sono ritrovata a guardare quelle pareti e a percepire che, improvvisamente, qualcosa era fuori posto. Siamo cresciuti insieme, io e il mio ambiente, il mio spazio, ma adesso eravamo fuori sincrono. Era arrivato quel momento, arriva per tutti, anche se non sempre ce ne accorgiamo, quell'istante in cui capisci che o salti o rimarrai fermo ad aspettare, per sempre, probabilmente. Non sono mai stata una persona capace di aspettare, no. Capiamoci, il problema non era lo spazio, lui era splendido, come sempre, ma non era più una galleria d'arte. Non come la si intende normalmente, almeno. E allora? Allora ho cominciato ad affrontare la muta: bisogna cambiare pelle e, lentamente, faticosamente, si tessono altri fili, altre trame per un nuovo abito. Ad ogni capo di quel filo provi ad attaccare le cose che hai capito di amare, di cui vuoi parlare e quello che hai da dare agli altri. Volevo uno spazio più... inusuale. ExpArt Studio&Gallery, mi ha regalato veramente tanto. Non le rinnego, non le cambio: le faccio crescere insieme a me. Me lo porto dietro, assieme a tutto il carico di esperienze: ne prendo l'involucro e lo trasformo. Dicembre 2020. L'idea era maturata ben prima, certo, ma ha avuto bisogno di una decina d'anni di "rodaggio", come si suol dire, per trovare la sua forma definitiva. Matura, stravagante, accogliente, divertente, estrosa. Inusuale. Dicembre 2020: le porte si aprono di nuovo, ancora in via Borghi 80, in quello stesso paesino del cuore sperduto della Toscana, ora più che mai casa. Si aprono sullo stesso luogo pieno di luce che ha deciso di dare fiato alla sua voce per un racconto diverso, il racconto di chi l'arte la vuole mettere ovunque. Un luogo in cui, adesso, bellezza e tormento si muovono insieme, in una strana danza, attraversando pelli e pareti. Le porte si aprono ora su “silviarossi”. silviarossi sono io. Lì dentro ci sono io, ci siete voi, ci sono tutte le storie che avrete voglia di ascoltare e, perché no, di raccontare.