Nasce a Poppi nel 1950, un piccolo borgo del Casentino, in provincia di Arezzo. Vive ad oggi nella medesima vallata, a Ortignano,mostrando quindi il suo legame con il territorio. L’artista ha svolto inizialmente vari mestieri per poi dedicarsi interamente alla produzione artistica da autodidatta,maturando negli anni tecnica e stile. Nonostante la lontananza da grandi centri metropolitani, le sue opere hanno raggiunto notorietà a livello nazionale e internazionale. Mario Fani ha infatti tenuto mostre sia in Italia sia all’estero, come a Roma presso la Galleria Il Polittico dove ha esposto varie opere tra il 1999 e il 2010 e la Galleria 28 Piazza di Pietra tra il 2014, 2019 e, più recentemente, nel 2024. Lo troviamo anche a Siena nel Palazzo Pubblico e ad Arezzo la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea ha ospitato la sua celebre mostra intitolata “Con gli occhi del giorno” nel 2008.
Da, inoltre, vita a mostre situate a Poppi, proprio nel piccolo borgo natale,ma oltre alle suddette ne troviamo molte organizzate all’estero.
L’artista espone numerose volte in Germania a partire dal 1992 fino al 2025, nonchè in Turchia, Australia, Romania, Paesi Bassi, Svizzera, Serbia, Kenya o Etiopia. Il valore della sua arte è testimoniato dalla presenza delle sue tele in collezioni private di grande prestigio, tra cui la Collezione Permanente del Senato della repubblica Italiana presso Palazzo Madama.

Mario Fani sviluppa una ricerca pittorica fondata sulla luce e sulla presenza evocata dagli oggetti. Le sue opere sono spesso ambientate in interni essenziali o costruite intorno ambienti quotidiani, soprattutto tavoli. Attraverso un attento equilibrio tra ombra e luce, Mario crea atmosfere sospese nel tempo, dove quello che non appare diventa tanto importante quanto ciò che viene mostrato. Mario Fani si connette profondamente al Casentino rinnovando la tradizione figurativa con uno sguardo intimo e contemporaneo: sedie vuote, stoviglie, interni domestici e scorci naturali diventano storie. La sua pittura non descrive soltanto il reale, ma invita l’osservatore a soffermarsi sul tempo, sull’attesa e sulla dimensione poetica nascosta nelle cose comuni.
